NADIA ROSSI SCRIVE AL DIRETTORE DEL CORRIERE DI ROMAGNA

Caro Direttore,

mi unisco anche io al coro di solidarietà alla giovane dem di Rimini Francesca Lappezzata, bersaglio di attacchi ignobili sui Social. Francesca è “colpevole” di aver esultato su Twitter per la cancellazione dei decreti sicurezza di Salvini. Siamo in un Paese democratico e dovremmo essere liberi di esprimere la nostra opinione senza essere lapidati di insulti indecenti nell’agorà virtuale. Secondo molti chiudere i porti e non prestare soccorso agli immigrati è assoluta garanzia di sicurezza. Secondo molti altri come me e Francesca, invece, si possono e si devono tutelare le persone in modo diverso, senza mai dimenticare quei valori di comunità e di vicinanza a chi è più debole.

Ragionare sulla questione delle migrazioni, insieme alla garanzia di far sentire le persone legittimamente sicure a casa propria, è difficile e delicato. Trovo che questi due temi troppo spesso vadano erroneamente a braccetto e credo che l’errore di fondo sia proprio questo, come se l’una fosse la causa assoluta della mancanza dell’altra, ma non è così se ci sforziamo di ragionare in modo meno superficiale. Trovare soluzioni “grossolane” non ci aiuterà a progredire come una società più sicura e più civile. Continuare a cavalcare la leva della paura non ci porterà lontano. Mi hanno colpito a questo proposito alcuni passaggi del Papa nella sua enciclica: “Si accendono – ha scritto Francesco – conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali”.

E poi ancora una considerazione significativa: “Ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo”, ma ciò “degenera in insano populismo quando si muta nell’abilità di qualcuno di attrarre consenso allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo, sotto qualunque segno ideologico, al servizio del proprio progetto personale e della propria permanenza al potere”.

Non voglio aggiungere altro se non che siamo davanti a una sfida culturale che per forza di cose vede protagonisti i giovani sia per il presente che per il futuro; abbiamo ragazzi straordinari che studiano, viaggiano, si confrontano: è nostro compito aiutarli a non dimenticare i valori come la solidarietà e la fratellanza, tocca a noi passargli il piccone per abbattere i muri delle paure perché la buona politica, non ci stancheremo mai di crederlo, è al servizio del bene comune e deve sempre porre al centro la dignità di ciascuno.

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