Nadia Rossi da Rimini chiama in causa il Governo: “Nelle aree di confine come la nostra, c’è il caos”.

 

Sanzioni pecuniarie, fermo immediato del veicolo e obbligo di una nuova immatricolazione: è questo che dal 4 dicembre 2018 capita a chi risiede in Italia da almeno 60 giorni se viene trovato alla guida di un veicolo con targa straniera. L’argomento è stato trattato oggi in Assemblea legislativa regionale a seguito di un’interrogazione urgente presentata dai consiglieri Pd Giorgio Pruccoli e Nadia Rossi.

Non si può guidare l’auto aziendale se il datore di lavoro l’ha fatta immatricolare fuori dall’Italia, non si può condurre neanche il mezzo di un parente o un amico se la targa non è italiana. Il legislatore nazionale intendeva colpire chi, utilizzando mezzi immatricolati all’estero, voleva evitare di pagare multe o non rispettava gli obblighi per assicurazione e fisco. Un impiccio per qualcuno, un problema di grave entità per chi, come tanti riminesi o tanti sammarinesi, vive e lavora in zone di confine. Il governo fu prontamente e formalmente interrogato a riguardo dal deputato Pd Marco di Maio, a metà dicembre. Il 9 aprile il sottosegretario Jacopo Morrone ha abbozzato una risposta vaga, che non ha portato a nessun risultato visto che ancora non registriamo provvedimenti specifici a livello legislativo o ministeriale. Un terzo dei lavoratori di San Marino viene dalla provincia di Rimini, due sammarinesi su tre lavorano nella nostra provincia. La questione, e mi limito al nostro caso territoriale ma vale anche per le zone di confine con la Svizzera, riguarda quindi alcune migliaia di persone e decine di aziende che vogliono lavorare, non agire con furbizia ai danni dello Stato. Ecco perché lo Stato deve finalmente farsi carico della questione e la Regione Emilia-Romagna è pronta a sollecitare il Governo perché lo faccia e si occupi di questione concrete e non ideologiche”.

 

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